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| Antonio Delvino |
Antonio Delvino: ecco come nacque il buco di 420 milioni all'Asl di Massa Carrara
L’ex direttore generale della Asl 1 di Massa Carrara parla accusa Rossi di avere nascosto i debiti e confessa: pensai al suicidio
Antonio Delvino, arrestato (22 giorni di domiciliari) nel 2012 nell’ambito dell’inchiesta sul grande crac di 420 milioni di euro nell’Asl di Massa Carrara e oggi assolto in via definitiva, torna per raccontare la sua verità su quello che è il più grosso scandalo della sanità toscana degli ultimi anni.
Delvino si descrive come il capro espiatorio ideale, vittima di un meccanismo “infernale” mirato a non far emergere i deficit della sanità toscana gestita dall’allora assessore Enrico Rossi. Un meccanismo, dice, che "è servito a creare l’immagine di una sanità virtuosa ed efficiente".
"Fu Rossi a scegliermi come direttore dell’Asl di Massa Carrara e lui a confermarmi poco prima dell’esplosione dello scandalo. Io non sapevo niente di quel meccanismo quindi non potevo difendermi né raccontare niente. Per questo si è poi scagliato contro di me denunciandomi in procura e chiedendomi via lettera di restituire i soldi, 80 milioni di euro".
Ma dagli atti giudiziari e dalle sentenze tra cui la mia di assoluzione - racconta, carte alla mano - "emerge un'ipotesi chiara secondo la quale sostanzialmente la Asl di Massa veniva continuamente, a quanto pare fin dal 1998, sottofinanziata, per motivi politici. Un’operazione mirata a non fare emergere discrepanze nella contabilità e ricondurre tutto a un equilibrio apparente. Dato questo, allora è plausibile che si ricorresse al meccanismo delle anticipazioni di cassa, prestiti portati poi in bilancio regionale come crediti esigibili, anche se in realtà tali non potevano essere". I debiti, cioè diventano crediti e il bilancio dell’Asl appare “sano”. "Ma era una bomba a orologeria che prevedeva, prima o poi, l'emersione del buco generato da quei crediti inesistenti" – continua Delvino – "e il momento è arrivato quando Rossi mi ha denunciato. Io non sapevo nulla, non potevo difendermi, la sentenza della giudice Alessandra Solombrino lo scrive con chiarezza esemplare, e per questo ero il capro espiatorio ideale. Intanto, però, in questa maniera la Regione avrebbe evitato di essere classificata tra quelle soggette a piano di rientro".
A chi giovava tutto questo? si chiede ancora l’ex dg. La risposta la suggerisce Mugnai: "Questa falsificazione "ha consentito a Rossi nel 2010 di condurre la campagna elettorale sul mito di una sanità coi conti in pareggio e, su questa base, venire rieletto. È ciò che si chiama il cui prodest, l'interesse politico".
Ora Delvino sta preparando azioni di risarcimento, anche per l'ingiusta detenzione con 22 giorni ai domiciliari: "In quei brutti mesi tra il 2010 e il 2012 ho avuto per dieci secondi la tentazione di buttarmi giù dal balcone. Poi ho pensato che avrei fatto il gioco di chi mi accusava. Sono andato avanti a testa alta nei momenti bui, figuratevi adesso". Non solo: "Farò denunce anche nei confronti dei singoli responsabili di quanto ho subito. Ripeto, non abbasso la testa".
Questa, incalza il candidato di Forza Italia alla presidenza della Regione Stefano Mugnai è "la storia di una grande menzogna politica di cui Rossi dovrà prima o poi rendere conto, soprattutto ai toscani. Il commissariamento della sanità di cui Rossi è il dominus avrebbe significato la fine della sua carriera politica. In questo modo, invece, si è potuta portare a termine col Sior la costruzione dei quattro nuovi ospedali senza essere soggetti a piani di rientro. Faccio notare due cose: la prima è che nella sentenza di assoluzione di Delvino si parla più di Rossi che di colui che è assolto; la seconda è che quel disavanzo si è prodotto nel corso degli anni in cui Rossi era assessore, e poi è stato scoperto nei pochi mesi di assessorato Scaramuccia, un tecnico che subito dopo si è inspiegabilmente dimessa. E il punto è che Delvino è stato assolto per non aver commesso lui il fatto, ma il fatto c'è".
Dorina Bianchi, Pisana di nascita, medico, classe 1966, è candidata a fare il ministro degli affari regionali; ha cambiato sette partiti in 14 anni. In Parlamento sussurrano che il suo prossimo approdo sarà di nuovo il Pd renziano. Intanto è diventata molto amica della Boschi.
Un tempo succedeva che i politici tentassero di prendersi un illecito vantaggio sul resto dell’umanità sbottando un irato “lei non sa chi sono io”. Dorina Bianchi, deputata alfaniana che pure frequenta la politica da un po’, questa tentazione non l’ha mai avuta: neanche lei sa chi è, nel senso che è stata quasi tutto. In realtà, come dimostra una serrata intervista concessa a Chi nel 2008, Dorina Bianchi ha alcune certezze: Perizoma o slip? “Perizoma”. Reggicalze o collant? “Reggicalze e collant”. Griffe del cuore? “Prada e Balenciaga”. Parrucchiere? “Una volta a settimana”. Segreto di bellezza? “Essere quasi sempre di buonumore, pensare positivo e una buona crema per il corpo due volte al giorno”.
Come si vede, un certa decisione rispetto al perimetro del sé Bianchi ce l’ha, eccome. Forse politicamente, invece, non s’è ancora trovata: medico, classe 1966, nata a Pisa ma cresciuta nel crotonese, è in Parlamento dal 2001 e da allora ha cambiato 7 (sette) partiti. Questa la sequenza: dal Ccd all’Udc, dalla Margherita al Pd (cambiando due o tre correnti), pi di nuovo l’Udc, infine il Pdl e adesso Ncd. E domani di nuovo Pd, malignano i colleghi. Come che sia, anche solo a voler restare a biglietti da visita e targhette sulla porta, una faticaccia.
Alcuni giornali ora parlano di un futuro da ministro degli Affari regionali al posto della corregionale Maria Carmela Lanzetta, dimessasi non si sa più perché. Sarebbe certo il premio per tanta fatica e pure un piccolo miracolo visti gli inizi nella politica nazionale: nel 2001 Pier Ferdinando Casini la candidò nel collegio di Crotone alla Camera in una lista civetta, “Abolizione scorporo”. Prese il 41 per cento dei voti - 85 in più rispetto al rivale dell’Ulivo - grazie ai quali poté entusiasticamente volare a Montecitorio per votare la fiducia a Silvio Berlusconi.
Sono anni importanti: basti ricordare il prezioso lavoro attorno alla legge sulla fecondazione assistita, quella poi devastata da una serie di sentenze della Consulta. Ahilui, il gruppo dell’Udc alla Camera - creato nel frattempo dalla fusione del Ccd col Cdu di Rocco Buttiglione - perde il contributo dell’affascinante Dorina a inizio 2005.
Poche settimane di purgatorio al Misto ed eccola nella Margherita, corrente Francesco Rutelli, già candidato premier del centrosinistra e all’epoca capo del partito. Di lì è un attimo a ritrovarsi, siamo nel 2006, capolista dell’Ulivo in Calabria al debutto del Porcellum: elezione in carrozza. L’anno dopo ancora una candidatura, stavolta alle primarie del Pd: sempre capolista, sempre in Calabria, nella lista “Democratici per Veltroni”.
E ancora: nel 2008 il Pd la fa eleggere in Senato, la corrente è già quella di Fioroni. Il cattolicesimo dei “valori non negoziabili” le porta bene: capogruppo in commissione Sanità nel febbraio 2009 al posto di Ignazio Marino, reo di posizioni troppo laiche. La carica non basta a tener buona l’ansia di movimento della Bianchi: nel dicembre dello stesso anno torna nell’Udc, all’epoca all’opposizione di Berlusconi.
Anche così, però, non è contenta: un anno e mezzo e scoppia il caso che la porta nel Pdl, alla corte di Re Silvio. A inizio 2011, infatti, Dorina Bianchi è candidata sindaco a Crotone per una coalizione di centrodestra: l’ex Cavaliere piomba in città per un comizio in cui infila una serie di contumelie su Casini, teoricamente capo-partito della candidata sindaco. Lei, accanto al signore di Arcore, sorride beata. Pier Ferdinando vede le immagini, s’incazza un po’ e le manda un sms: “Va dove ti porta il cuore...”.
Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, si rifiuta di fare campagna per lei: “Ma scusi: tra Cesa e Berlusconi, secondo lei, chi è che mi riempie un palazzetto dello sport, eh?”, se ne fece una ragione lei sul Corriere della Sera. E siamo all’oggi. Nel 2013 il Pdl la riporta alla Camera e a novembre Dorina sceglie Angelino e Ncd.
Adesso - siccome Bianchi non ha mai contrastato una sua certa tendenza nel correre in soccorso del vincitore - ci si aspetta che passi presto al Pd. Si dice che sia Maria Elena Boschi, che è diventata sua buona amica, a volerla ministro. E pensare che l’inizio del rapporto fu, diciamo, burrascoso.
Durante una seduta notturna in cui Bianchi sostenne l’introduzione delle preferenze nell’Italicum le arrivò sullo scranno un biglietto: “Se passa l’emendamento che hai difeso, salta tutto e si va a votare. Voglio vedere dove prendi i voti per essere eletta”. Firmato: Boschi. Lei prima diffuse la notizia, poi rifiutò di confermarla quando esplose il caso: seguirono caffè e cena riparatrice con la ministro più importante del giglio magico. Oggi, dunque, Dorina si pensa ministro.
Marco Palombi
articolo completo su: Il Fatto Quotidiano
Nuovo clamoroso caso di ammanco nel sistema sanitario regionale. All' Istituto di Fisiologia Clinica di Pisa del Cnr si parla di un buco di vicino ai 10 milioni di euro. Circa 3,4 milioni sarebbero già accertati nel corso delle prime verifiche interne, secondo alcune voci si arriva però quasi a 10 calcolando il disavanzo delle entrate accertate e quelle realmente incassate dall' istituto pisano tra il 2011 ed il 2014.
In Procura dove si indaga per truffa. Ad accorgersi dell' ammanco il nuovo direttore amministrativo del Cnr di Pisa, Girogio Iervasi. Una delle cause principali di questo "buco" viene imputata al fatto che l'ufficio che si occupa delle spese e diverso da quello delle entrate. In pratica all' Istituto di Fisiologia Clinica si spendeva senza sapere se i costi erano coperti. Il nuovo direttore Iervasi approfindisce poi gli esami contabili e perviene alla scoperta di un ammanco tra i 3 ed i 4 milioni di euro, soldi che avrebbero dovuto essere riscossi per progetti esistenti solo sulla carta.
Lo stesso futuro del Cnr di Pisa a forte rischio, se non verranno ripianati i debiti. Un altro clamoroso scandalo nella sanita' pubblica della Toscana, che ancora una volta evidenzia il drammatico dilemma "del chi controlla i controllori". Nuovo scandalo che si aggiunge alla vicenda del maxi buco da oltre 400 milioni dell' Asl di Massa, dove le inchieste vanno avanti. Ecco quindi, dopo questo ennesimo scandalo finanziario della sanità regionale, ci si interroga se non sia il caso di commissariare tutta la sanità regionale della Toscana, azzerandone i vertici operativi e amministrativi.
Aggiornamento
Il nuovo calcolo del buco a Ifc, Istituto di fisiologia clinica del Cnr, fa scendere la cifra del rosso a 1,7 milioni di euro; e il commissariamento della segreteria amministrativa dovrebbe terminare a fine giugno. Sono le due relativamente buone notizie che hanno portato lunedì 25 maggio il presidente del Cnr Luigi Nicolais e il direttore generale Paolo Annunziato, venuti da Roma per incontrare il consiglio d’istituto al centro dello scandalo scoppiato lo scorso febbraio per irregolarità nel bilancio.
Quello che doveva essere un incontro positivo, è tuttavia diventato fonte di malumori e nuovi imbarazzi. In primo luogo per la forma: quando Annunziato era venuto a marzo per annunciare l’inizio del commissariamento, aveva incontrato tutti i ricercatori di Ifc; invece lunedì 25 i due esponenti al vertice del Cnr hanno deciso solo all’ultimo momento di ammettere all’incontro una decina di ricercatori, viste le pressanti richieste di tutto il personale.
Secondo punto interrogativo sull’organizzazione dell’incontro: c’era anche Maria Chiara Carrozza, che è stato ministro dell’università, ma non è stato spiegato a che titolo è stata invitata.
Dopo la riunione rimangono molti aspetti da chiarire. Né a marzo, né il 25 maggio è stata pronunciata in modo esplicito la parola "commissariamento". Si parlò genericamente di una "verifica della contabilità 2014 e 2015 che sarà condotta congiuntamente dall’amministrazione centrale". Lo stesso Annunziato ha detto che entro la fine di giugno dovrebbe esserci il ripristino di tutte le attività amministrative. Inevitabile, a quel punto le domanda dei dieci ricercatori ammessi: i nostri stipendi saranno pagati per intero? Sul punto non ci sono certezze. E ancora più dubbi ci sono stati quando un’altra domanda ha ricevuto tre risposte diverse: secondo quanto siamo in grado di ricostruire, sembra che sia stata posta la questione sui concorsi fasulli portati avanti nonostante che la direzione sapesse che erano inesistenti i fondi Corsa con cui si pensava di coprire i costi. Ebbene, il direttore di Ifc Giorgio Iervasi avrebbe risposto imbarazzato non aveva scelta, perché la Procura stava ancora indagando e non si poteva interromperli. Nicolais avrebbe sostenuto di non saperne niente; infine Annunziato avrebbe rassicurato che alla fine non sono stati trasferiti soldi.
I tre decreti di annullamento sono stati firmati da Iervasi il 23 e 24 marzo 2015 sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale il 24 aprile con la generica dicitura: "Considerata la sopravvenuta necessità di annullare". I tre vincitori dopo un concorso per titoli e per colloquio sono rimasti a bocca asciutta.
Infine la cifra del buco: il ricalcolo porta il conto a 1,7 milioni. Sono stati scorporati dalle irregolarità oltre sei milioni di euro che la Regione Toscana deve a Ifc per l’attività clinica svolta ai tempi di Ifc Creas, cioè negli anni precedenti al 2007 quando Ifc non era stato ancora diviso dalla Fondazione Monasterio. Quest’ultima si è presa tutta l’attività sanitaria e ha come soci fondatori Regione e Cnr; prima Ifc Creas faceva ricerca e sanità e fatturava le prestazioni alla Regione.